top of page

La Polizia di Stato commemora Alfredo Albanese: scoperta in questura la scultura bronzea a lui dedicata, realizzata e donata dall’artista Walmer Peccenini.

May 13, 2026

Nella mattinata di martedì 12 maggio, in Questura, alle ore 12, si è svolta la cerimonia di scoprimento della scultura bronzea realizzata dallo scultore Walmer Peccenini e donata alla Questura di Padova in ricordo del Vice Questore Alfredo Albanese, Medaglia d'oro al Valor Civile "alla memoria", assassinato dalle Brigate Rosse a Mestre il 12 maggio 1980.

Nella mattinata di martedì 12 maggio, in Questura, alle ore 12, si è svolta la cerimonia di scoprimento della scultura bronzea realizzata dallo scultore Walmer Peccenini e donata alla Questura di Padova in ricordo del Vice Questore Alfredo Albanese, Medaglia d'oro al Valor Civile "alla memoria", assassinato dalle Brigate Rosse a Mestre il 12 maggio 1980.

Presenti alla cerimonia il Questore della provincia di Padova Marco Odorisio, l’artista scultore Walmer Peccenini, i Funzionari e Dirigenti della Polizia di Stato di Padova, cui è seguita la benedizione impartita dal Cappellano della Polizia di Stato Don Ulisse Zaggia.

In occasione del 46° Anniversario dell’uccisione del Vice Questore Alfredo Albanese, lo scultore padovano Walmer Peccenini, ha omaggiato la Questura di Padova della scultura bronzea riproducente il volto del funzionario di Polizia, artista noto per le sue opere monumentali in pietra che commemorano caduti e figure storiche, che ha partecipato anche alla nona edizione Biennale Arte della Saccisica oltre che ad altre kermesse artistiche.

Il tratto distintivo dello scultore è estremamente vasto e si caratterizza per la sua innata curiosità ad utilizzare qualsiasi materiale al fine di “portare a galla e dar volume all’idea”. La sua indagine figurativa si indirizza all’uomo come forma e sostanza tridimensionale, ma nel contempo non tralascia un riferimento allo spirito, nella sua ricerca volta a cogliere identità e verità dell’uomo.

Il Questore della Provincia di Padova, Marco Odorisio, ha ricordato come “proprio pochi giorni fa, sabato 9 maggio si è celebrato il “Giorno della memoria dedicato alle Vittime del terrorismo” ed oggi siamo qui per celebrare e ricordare il sacrificio di Alfredo Albanese, ucciso per mano delle Brigate Rosse mentre, appena uscito di casa, si stava recando in Questura a Venezia.

Sta a tutti noi, ogni giorno, avere la cura e la custodia della memoria di quanti hanno sacrificato il bene più prezioso, la propria vita, a difesa dei valori di libertà, democrazia e giustizia, tracciando così un solco profondo ed indelebile, indicandoci una via ed il modo in cui percorrerla, ed un pensiero colmo di tenerezza e riconoscenza ai familiari di Alfredo Albanese”.

Era il 1979 quando il Commissario Capo della Pubblica Sicurezza Alfredo Albanese divenne capo della Sezione antiterrorismo della Digos presso la Questura di Venezia.

Si distinse per la sua efficace attività volta ad assicurare alla giustizia appartenenti a organizzazioni eversive.

Il 21 dicembre 1979, collaborando con il giudice Pietro Calogero, Albanese dette un contributo fondamentale al blitz che portò all’arresto di cinque persone (tre a Padova, due a Venezia), considerati i rappresentanti più significativi dei ruoli intermedi del terrorismo rosso in Veneto.

Il 29 gennaio 1980 le Brigate Rosse uccisero Sergio Gori, vicepresidente della Montedison di Porto Marghera ed il Commissario Albanese svolse le indagini sull’omicidio.

Nonostante le plurime intimidazioni, Alfredo Albanese continuò con alto senso di responsabilità il lavoro di indagine e non volle alcuna scorta.

Il 12 maggio 1980, mentre si recava al lavoro, fu attaccato da un commando delle Brigate Rosse nei pressi della sua abitazione situata a Mestre.

Salito in macchina, una Fiat 131 Mirafiori, percorsi pochi metri da casa, un’automobile Fiat 850 (poi rivelatasi rubata), gli bloccò la strada ad un incrocio.

Un uomo e una donna uscirono dalla vettura e, fingendosi due amanti, si avvicinarono all’auto del commissario e la crivellarono di proiettili.

Il commissario Albanese tentò di rispondere al fuoco, purtroppo senza successo.

Ad aspettare i due assassini vi erano i complici dietro alla Fiat 850, a bordo di un’altra automobile.

Riportando gravi ferite in varie parti del corpo, il poliziotto morì appena giunto in ambulanza al Pronto Soccorso dell’Ospedale cittadino Umberto I.

Lasciò la moglie al quarto mese di gravidanza; non fece in tempo a conoscere il figlio che nacque l’11 ottobre dello stesso anno.

La moglie, che quella mattina non si era recata al lavoro per malessere, sentendo provenire dalla strada i colpi d’arma da fuoco e il successivo tumulto dei soccorsi, si rese conto che quanto accaduto riguardava proprio suo marito; poco dopo ne ebbe la conferma al citofono.

La rivendicazione avvenne, dapprima, attraverso una telefonata alla redazione del Gazzettino: la voce affermava che a questa sarebbe seguito un comunicato.

Un comunicato giunse cinque giorni dopo, con un’ulteriore telefonata alla medesima sede della testata giornalistica, durante la quale il mittente affermava che era stato lasciato un volantino delle Brigate Rosse in un cestino dell’immondizia di campo San Barnaba a Venezia.

Una volta ritrovato, questo si rivelerà effettivamente una rivendicazione scritta.

Le indagini sull’omicidio portarono a sgominare i covi di Udine e Jesolo con la cattura di numerosi brigatisti.

Vennero ritrovati inoltre prove inerenti ai due omicidi e le due targhe delle automobili usate per entrambi gli agguati.

L’esame balistico stabilì inoltre che a sparare a Gori e ad Albanese fu la medesima pistola.

Al defunto Commissario venne conferita la Medaglia d’oro al Valor Civile, la quale venne ricevuta dalla vedova Teresa Friggione direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica Sandro Pertini; per merito straordinario, alla memoria, il 29 agosto 1989 venne promosso “Vice Questore Aggiunto”.

bottom of page