YouPol: operazione nata da segnalazioni, 36 indagati a Piacenza
Sono stati i cittadini di Piacenza a segnalare alla Polizia di Stato, tramite l’app YouPol, lo spaccio di cocaina che avveniva in città e a permettere agli investigatori della Squadra mobile di iniziare un’indagine e terminarla con 36 persone indagate, di cui 21 arrestate.
Mediante l’attività investigativa i poliziotti sono risaliti a un’utenza mobile che girava tra coloro che si rifornivano di stupefacenti.
Il numero telefonico in questione, collegato a un call center attivo in Tunisia, serviva per lo scambio della droga, consentendo di far incontrare spacciatori e acquirenti previa ricerca della posizione esatta attraverso l’uso di un servizio online di navigazione satellitare.
A capo dell’organizzazione criminale c’era un uomo che, affiancato da alcuni luogotenenti, si occupava di tutta l’attività, dalla logistica dello spaccio, ai rifornimenti e riscossione dei proventi, dal procacciamento di alloggi per gli spacciatori al dettaglio, al reperimento e sostituzione delle auto in uso al gruppo fino alla gestione di eventuali lamentele dei clienti.
Il gruppo criminale, inoltre, non esitava a usare la violenza per mantenere i confini delle zone di spaccio libere da venditori concorrenti, stessa sorte che toccava anche a chi decideva di lasciare l’organizzazione in virtù di un vero e proprio esercizio di potere disciplinare.
Dopo che 12 persone, nel corso delle indagini, sono state arrestate in flagranza, il gruppo criminale adottava nuovi stratagemmi per aggirare i controlli della Polizia, fornendo minori dosi da spacciare ai venditori al dettaglio e spostando le conversazioni su canali protetti da crittografia.
Il gruppo di pusher godeva di consolidati collegamenti con la Tunisia, da dove smistava gli ordini, ma anche con Spagna e Francia.
Negli ultimi controlli infine, sono stati trovati nella disponibilità degli indagati armi, da utilizzare anche a scopo intimidatorio e canali per dotarsi di documenti falsi e matrimoni fittizi, celebrati con donne tossicodipendenti delle province limitrofe, al solo scopo di garantire ai membri del gruppo il conseguimento di un regolare permesso di soggiorno in Italia.
Il clan era in grado di procacciare sia il coniuge che i testimoni per i matrimoni finti dietro il pagamento di un tariffario di 12mila euro.
Al termine dell’indagine l’Autorità giudiziaria ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i 9 principali membri dell’organizzazione.




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