Roma: posata pietra d’inciampo dedicata al generale Maraffa
- Redazione Anps

- 23 feb
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Questa mattina, nella sede della questura di Roma, si è svolta la cerimonia di apposizione di una pietra d’inciampo dedicata alla memoria del generale Riccardo Umberto Maraffa, prima capo della Polizia dell’Africa italiana (Pai) poi, dopo la caduta del fascismo, comandante delle Forze di Polizia di Roma, morto per essersi opposto alle atrocità del regime nazista.
Alla cerimonia ha partecipato il vice capo vicario della Polizia, Carmine Belfiore insieme al questore di Roma, Roberto Massucci. La cerimonia ha avuto inizio al piano terra della Questura, un luogo simbolo dell'attività quotidiana della Polizia di Stato, con un intervento di apertura del questore Massucci a cui hanno fatto seguito il brano musicale “Capriccio n. 24” di Niccolò Paganini, eseguito dal violinista dell’accademia “Santa Cecilia” Silvio Barbanera e il saluto di Alessandro Luzon, vice presidente vicario della comunità ebraica di Roma.
A chiudere gli interventi istituzionali è stato il vice capo vicario della Polizia, Carmine Belfiore, che, dopo aver sottolineato lo spessore professionale del generale Maraffa, ha ricordato il suo sacrificio e quanto ancora oggi sia d’esempio per fare sempre meglio.
Al termine dei discorsi, la cerimonia è proseguita fuori l’ingresso dalla Questura dove il prefetto Belfiore e il vice presidente della comunità ebraica Luzon hanno proceduto alla posa della pietra d’inciampo.La cerimonia si è conclusa con le note del silenzio d'ordinanza che hanno accompagnato un momento commosso di raccoglimento.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43, il generale Maraffa, per il suo rifiuto di schierarsi con la Repubblica sociale, venne arrestato dalla Gestapo e deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove morì l'11 dicembre 1943.
La figura del Generale è presente all’interno della collana “Fecero la scelta giusta”, precisamente nella pubblicazione “Fecero la scelta giusta: i poliziotti italiani che si opposero al nazifascismo”.
Il suo nome, inciso nell’ottone, diventa oggi memoria viva, affiancato, a Roma, a quello di Pietro E. Lungaro, Giovanni Lupis ed Emilio Scaglia.




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