Roma: Cybersec2026 alla Scuola superiore di Polizia
- Redazione Anps

- 4 mar
- Tempo di lettura: 2 min
È iniziata oggi la due giorni di Cybersec 2026, presso la Scuola superiore di Polizia di Roma, durante la quale si parlerà di “Cybercrime e cyberwar: norme, geopolitica e cybersecurity per una difesa comune”.L’edizione, promossa e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia, è stata realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, che attraverso il Servizio Polizia postale e della sicurezza cibernetica è in prima linea sia nel contrasto al cybercrime sia nella protezione delle infrastrutture critiche informatiche nazionali.Nel corso dell’evento, i relatori, provenienti dall’Italia e dall’estero, si confrontano e riflettono sul tema della cybersicurezza per definire insieme una strategia comune di difesa contro il fenomeno del cybercrime.Nella prima giornata si sono susseguiti gli interventi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del capo della Polizia Vittorio Pisani, del direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale Bruno Frattasi e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.Il capo della Polizia, nel suo intervento, si è soffermato a riflettere sull’impatto che ha oggi l’evoluzione tecnologica sulla sicurezza.
In particolare, il prefetto Pisani ha posto l’attenzione su due strumenti, che potrebbero comportare rischi per la sicurezza qualora utilizzati in modo fraudolento: la crittografia “end to end” e l’intelligenza artificiale.La crittografia, infatti, pone alcuni problemi in termini di tutela dei cittadini. Questo perché, ha sottolineato il Capo della Polizia, i provider che forniscono queste tecnologie sono all’estero e non sono sottoponibili alla legislazione italiana. Quindi, un eventuale uso per la commissione di reati comporta dei problemi in termini investigativi per l’accertamento, l’analisi ed il sequestro probatorio del materiale. Spesso, ha evidenziato il prefetto Pisani, per aggirare l’ostacolo è necessario utilizzare dei malware molto invasivi, che mettono però a repentaglio la privacy degli utenti.Per quanto concerne gli strumenti di Intelligenza artificiale, il Capo della Polizia ha voluto porre l’accento sulle difficoltà che abbiamo come Paese di regolamentare questi software. Ciò accade perché sono quasi totalmente sviluppati oltreoceano e rispondono a delle logiche regolamentari e di mercato diverse da quelle italiane ed europee. La stringente regolamentazione europea, infatti, da un lato tutela la privacy dei cittadini, dall’altra impone forti limitazioni già in fase di ricerca scientifica. Questo comporta un progresso lento a livello europeo e una regolamentazione che, a volte, nasce già obsoleta rispetto all’evoluzione tecnologica che si sviluppa in altri Paesi. Tutto ciò costituisce un serio problema di sicurezza poiché si è costretti ad utilizzare strumenti all’avanguardia ma sviluppati da altri, senza quindi averne piena conoscenza e con un forte rischio per la conservazione dei dati. Inoltre, l’acquisto di queste tecnologie ha costi molto elevati.
Questi strumenti, infine, essendo gestiti in parte da Paesi non amici, potrebbero essere utilizzati per attacchi mirati ad esfiltrare dati o a colpire infrastrutture essenziali, con conseguente ripercussione sulla sicurezza dei cittadini e della Nazione.Servirebbe quindi, ha concluso il Capo della Polizia, un dialogo costruttivo tra Stato, istituzioni, imprese e università, che favorisca il giusto contemperamento tra privacy e sicurezza e che favorisca uno sviluppo tecnologico “domestico”. Solo inserendosi nella fase di sviluppo e creazione è possibile prevedere strumenti regolatori tempestivi e all’avanguardia.




Commenti